Apertura del Diaframma – cosa influenza e come utilizzarla

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Eccoci all’ultimo articolo che conclude il nostro viaggio nel magico mondo dell’eposizione: Con questo tutorial e gli altri due, sul tempo di scatto e sugli ISO digitali, chiudiamo finalmente il triangolo dell’esposizione. Questa volta infatti tocca all’apertura del diaframma, aspetto che ovviamente influisce sull’esposizione (altrimenti non ne staremmo parlando) ma che influenza molti altri aspetti della fotografia, profondità di campo in primis. Andiamo dunque a vedere cos’altro influenza e come utilizzare questo fattore al meglio.

L’APERTURA DEL DIAFRAMMA

Come forse saprete l’ingegneria che sta dietro la fotografia si basa sull’emulazione dell’occhio umano. Infatti il diaframma è quel meccanismo che nell’obiettivo svolge la stessa funzione dell’iride nell’occhio umano, ovvero determina la quantità di luce che, attraversando la lente, andrà ad impattare il sensore. Quindi è aprendo e chiudendo questa membrana che possiamo regolare l’esposizione delle nostre fotografie.

GLI STOP

Ebbene sì, come le variazioni del tempo di scatto e degli ISO anche quelle dell’apertura si misurano in stop, variazioni che si muovono lungo una scala chiamata f/. Cosa vuol dire: f/ è l’unità di misura delle aperture, maggiore è il valore di f/ e minore è l’apertura del diaframma.
Confronto Apertura Diaframma

E come succede per le variazioni dei tempi di scatto ogni incremento o decremento di apertura lascierà passare una quantità di luce, rispettivamente, dimezzata o raddoppiata dell’apertura precedente. Questo però non deve confonderci le idee: mentre la quantità di luce viene raddoppia o dimezza, i valori delle aperture seguono una progressione ben definita (dettata dalla geometria del diaframma), infatti se mi trovassi con un’apertura di f/5.6 e volessi aumentarla di uno stop, dovrei settare l’apertura su f/4 (e quindi non su f/2.8). Per chiarirvi le idee ecco la scala degli stop, quelli evidenziati in rosso sono gli stop interi mentre quelli in nero sono le loro frazioni (terzi).
Scala di Stop Apertura Diaframma

INFLUENZE DEL DIAFRAMMA

Come anticipato prima l’apertura del diaframma influenza la profondità di campo e altre caratteristiche della fotografia, andiamo a vedere insieme quali sono le più importanti.

BOKEH E PROFONDITÀ DI CAMPO

Questi due fattori sono collegati perché la presenza dell’uno è vincolata all’altro, infatti minore è la profondità di campo e maggiore è l’effetto bokeh. Ma cosa sono? In poche parole: la profondità di campo è la zona dell’immagine messa a fuoco (lungo l’asse dell’obiettivo), mentre il bokeh è la quantità (e la qualità) della parte sfocata. Chiudendo il diaframma aumentiamo la profondità di campo ma diminuiamo l’effetto bokeh, mentre viceversa aumenteremo lo sfocato e diminuiremo l’area messa a fuoco.
profondità di campo apertura diaframma

Questi due aspetti sono molto importanti, saperli gestire è fondamentale per esprimere ciò che vogliamo. Utilizzare aperture ampie, da f/2.8 in giù, significa isolare il soggetto dal resto dell’inquadratura aumentando l’effetto bokeh, infatti sono aperture che trovano largo impiego nella fotografia ritrattistica (dove il soggetto ha la priorità su tutto); le aperture che invece arrivano fino a f/8 dono quelle che potremmo definire “generali” che non hanno un utilizzo ben preciso, trovano largo impiego in fotografia generale (appunto), street photography e generi simili; le aperture più piccole di f/8 sono quelle indicate per ottenere una profondità di campo più ampia possibile, si utilizzano in quei generi fotografici come il paesaggio, la fotografia architettonicapubblicitaria e quella macro.

ALTRE INFLUENZE

Il diaframma influisce, direttamente o indirettamente, su altri aspetti delle immagini come la nitidezza, la vignettatura, la gestione delle aberrazioni cromatiche e la forma delle highlights nel bokeh. Anche questi sono aspetti importanti della fotografia ma purtoppo non dipendono né dalla nostra esperienza né dalla nostra bravura, solo dalla pregiatezza dell’obiettivo che stiamo utilizzando. Non voglio entrare troppo nel dettaglio, entrerò nello specifico con una serie di articoli futuri, però in linea generale vi dico che: anche se le aberrazioni e la vignettatura sono facilmente correggibili con programmi di fotoritocco gli altri non lo sono, questo obbliga a conoscere molto bene la lente che utilizziamo per ottenere esattamente la foto che vogliamo.

CONCLUSIONI

Quindi vien da sé che il miglior modo di imparare a gestire il diaframma è utilizzarlo: giocare con le aperture e con gli scenari, allontanarsi e avvicinarsi al soggetto (cosa che influisce sulla profondità di campo), modificare i tempi d’esposizione e gli ISO digitali per vedere quanto può compensare il diaframma della nostra lente e così via, gli esperimenti sono tanti, come lo sono le soddisfazioni che una buona conoscenza della propria attrezzatura può dare se utilizzata al meglio.