Cos’è la modalità Sony APS-C su fotocamere Full-Frame

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Prima di tutto un po’ di basi. Come mai le fotocamere si dividono in APS-C e full-frame? Quali vantaggi portano l’uno e l’altro sistema? Ecco, queste sono le domande che ci vengono fatte più spesso dai nostri clienti. Le risposte sono molto semplici, il formato APS-C (Advanced Photo System) è un tipo di sensore a formato ridotto, dalle dimensioni che si aggirano intorno ai 25×16 mm, che deriva direttamente dalla pellicola omonima, in uso fino all’entrata in gioco dei sensori digitali. Lo stesso discorso possiamo farlo per i sensori full-frame, essi non sono altro che la versione digitale delle vecchie pellicole 35mm; formato che ad oggi è l’unità di base, infatti i sensori APS-C si definiscono come “formato ridotto” o “cropped sensor” in inglese.

VANTAGGI E SVANTAGGI

Il principale vantaggio che porta un sensore APS-C sono, ovviamente, le dimensioni ridotte (cosa che si riflette anche sulle dimensioni della fotocamera, basta guardare le fotocamere come la Sony Alpha 6600). Questo sensore, anche se non raggiunge le prestazioni del fratello maggiore, non è da considerarsi di scarsa qualità perché tutt’oggi molte videocamere professionali sono basate proprio su questa tipologia. Al contrario, il sensore full-frame, grazie alle proprie dimensioni, riesce ad offrire prestazioni migliori per la quantità di luce che riesce a catturare, fattore che si traduce in vantaggi come un intervallo dinamico nettamente più ampio o una miglior resistenza all’effetto moiré; inoltre, sensori della giusta risoluzione, permettono di ritagliare digitalmente una fotografia in post produzione senza perdita di qualità. Ecco perché sulle fotocamere full-frame di Sony troviamo la Modalità APS-C: funzione che simula una fotocamera a sensore APS-C. Andiamo a vedere perché è utile usarla.

COME FUNZIONA LA MODALITÀ APS-C

La modalità “APS-C/Super 35” che troviamo nel menu della nostra fotocamera non fa altro che ridimensionare l’area di lettura del sensore, imitando così un sensore APS-C. Ma perché a qualcuno dovrebbe interessare una funzione del genere? Se per quanto detto fino ad ora potrebbe sembrare un controsenso, nell’ecosistema Sony, è in realtà una funzione molto utile da avere perché l’azienda produce una sola baionetta, che chiama E-Mount (infatti la condividono sia le fotocamere che le videocamere). Questo vuol dire che se possiedo un obiettivo con innesto E-Mount posso montarlo su una fotocamera APS-C, su una fotocamera full-frame o su una videocamera professionale come la Sony PXW-FS7 II.

Attenzione però, perché all’interno di questo sistema, anche gli obiettivi vengono creati per fotocamere APS-C o fotocamere full-frame; ed eccoci giunti al problema: cosa succede se monto un obiettivo APS-C su una fotocamera full-frame, o viceversa? Se per il secondo scenario non succederà niente di particolare, ci limiteremo a sfruttare solo la porzione centrale dell’obiettivo (ecco il famoso fattore di crop, che nel caso di Sony equivale a x1.5); nel primo ci ritroveremo col problema inverso, ovvero un’immagine proiettata solamente sulla porzione centrale del sensore (fenomeno definito anche vignettatura).

PERCHÉ USARE LA MODALITÀ APS-C

Ecco allora che ci viene in soccorso la modalità APS-C, attivandola potremo usare tranquillamente obiettivi APS-C su fotocamere full-frame senza preoccuparci della vignettatura. Nella pratica però non abbiamo solamente l’eliminazione dello spazio inutilizzato sul sensore, riducendo i pixel da leggere otteniamo anche file più leggeri e, di conseguenza, anche buffer più leggeri (dettaglio importante per chi scatta in raffica) e maggiore spazio sulle periferiche di archiviazione. Potremmo anche non usare la modalità di crop, ritagliando ogni foto in post produzione (in questo modo avremmo più libertà di movimento), ma avere direttamente in camera l’anteprima di come sarà la foto finale è sicuramente un vantaggio da prendere in considerazione.

Però non è tutto rose e fiori. Ovviamente leggere una porzione di sensore ridotta porta ad una perdita di pixel e quindi di risoluzione. Anche se in ogni caso avremo abbastanza pixel da poter stampare su carta A4 a 300 dpi (ma diminuendo la risoluzione possiamo ingrandire la superficie di stampa) o filmare in 4K, ridurremo comunque le dimensioni delle foto:

Di conseguenza anche le foto ottenibili dalla A7R si ridimensioneranno a stampe che corrispondono, più o meno, al formato di carta A3; comunque una dimensione molto grande se si pensa che principalmente, oggigiorno, le immagini vengono visualizzate digitalmente su schermi che, salvo rari casi, non sono in grado di mostrarne tutti i pixel (a causa della risoluzione inferiore).

DIFFERENZE CON UN SENSORE APS-C

Il fatto di perdere risoluzione è il dettaglio che differenzia la modalità APS-C da un sensore in formato ridotto reale, infatti anche le fotocamere APS-C come la Sony Alpha 6400 hanno sensori da circa 24 MP (che permettono di stampare in formati leggermente più piccoli di carta A2). Altra differenza, in realtà non implicabile alla modalità di per sé, è il calo di “intensità” dell’effetto bokeh (sfondo sfocato): gli obiettivi per sensori ridotti hanno delle caratteristiche ottiche per le quali, a parità di apertura, offrono uno sfocato meno accentuato rispetto agli obiettivi progettati per full-frame.

Spero che l’articolo ti sia stato utile, se comunque ti dovessero essere rimasti dei dubbi sull’argomento non esitare a chiedere aiuto con un commento qui sotto!