ISO Digitali – come gestire la sensibilità del sensore

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Continuiamo il nostro percorso alla scoperta del triangolo dell’esposizione, dopo l’articolo “Tempo d’Esposizione – cos’è e come Sfruttarlo al Meglio” uscito la settimana scorsa adesso tocca agli ISO, ovvero la sensibilità del sensore. Anche se adesso questo parametro si utilizza per indicare la sensibilità del sensore, prima dell’avvento del digitale indicava la sensibilità della pellicola!

GLI ISO DIGITALI

ISO non è una sigla che ha a che fare con la fotografia, infatti è una derivazione della parola greca “uguale“. Per coincidenza ISO è anche l’acronimo di International Organization for Standardization, organizzazione che regola i più svariati standard tecnici. Tutto questo discorso mi è servito per spiegare che gli ISO sono uno standard adottato dai produttori di pellicole in modo tale da garantire che ogni pellicola dello stesso tipo abbia le stesse specifiche, più semplicemente: due rullini a 100 ISO, prodotti da due diverse aziende, avranno la stessa identica sensibilità.

Piccola nota: precisamente la norma che regola la sensibilità delle pellicole, ma oggi dei sensori, è lo standard ISO 5800:1987.

LA SENSIBILITÀ DEL SENSORE

Ma cos’è in definitiva la sensibilità del sensore? È la capacità del sensore di assorbire la luce: maggiore è il numero di ISO e maggiore è la luce che il sensore capta. Poter variare la sensibilità in questo modo è molto comodo: se con le pellicole dovevamo cambiare il rullino, con le fotocamere digitali basta girare una ghiera.

GLI STOP

Come i tempi di scatto e le aperture del diaframma ogni variazione di questi valori è misurata in stop (e relative frazioni). Oggigiorno la scala di ISO più diffusa è quella che parte da 100 e arriva a valori intorno ai 25600, però fotocamere professionali come la Canon 5D Eos Mark IV ne offrono una leggermente più ampia, che parte da 50 ISO; ci sono poi fotocamere che riescono a raggiungere sensibilità estreme, come la Sony Alpha 7s Mk II che arrivano fino a 409600.
Scala ISO

IL RUMORE

Ovviamente c’è un aspetto negativo, sarebbe troppo facile aumentare la sensibilità del sensore senza il minimo effetto collaterale. In parole povere (anzi, poverissime): aumentando gli ISO il sensore si riscalda, questo introduce nelle immagini scattate il cosìdetto rumore (impurità, veri e propri bruscolini colorati) e la diminuzione di dettagli (quindi morbidezza generale della foto).

Questo fenomeno è un classico quando si scattano fotografie con lo smartphone in ambienti poco luminosi: dovendo mantenere i tempi di scatto abbastanza veloci da permettere uno scatto a mano libera (quindi tempi intorno ai 1/50s), l’esposizione viene compensata aumentando gli ISO (cosa che appunto introduce tutti quegli artefatti indesiderati).

Quindi se aumentare gli ISO è così devastante perché farlo? In realtà le fotocamere più moderne, come la Panasonic GX80, gestiscono questi disturbi molto bene, ci sono poi fotocamere come la Sony Alpha 7r Mark II che sembrano addirittura immuni a questo fenomeno; inoltre per poter apprezzare del rumore nelle immagini solitamente dobbiamo spingerci a livelli di ISO superiori a 1600 (valori che vengono utilizzati quando la luce a disposizione è veramente poca).

Software come Adobe Lightroom permettono di eliminare il rumore in post produzione, per quanto questo sia utile deteriora le immagini che trattiamo, il prezzo da pagare per togliere i disturbi è la definizione.

COME UTILIZZARLI

Gli ISO dovrebbero essere sempre i più bassi possibili, in qualsiasi situazione. Per esempio se stiamo scattando in una bella giornata di sole è inutile tenere gli ISO a 800, settiamoli su 100 o 200 (insomma gli ISO nativi della fotocamera). Anche in condizioni di scarsa luminosità, settiamo il primo valore che ci permette di scattare senza problemi, senza spingerci troppo in là con la sensibilità (introdurremmo del rumore inutilmente).

Gli ISO nativi indicano la sensibilità nativa del sensore, ovvero quel valore di ISO che introduce il minimo rumore possibile. Per le Canon come la 7D Mark II gli ISO nativi sono 160, ma in generale sono 200.

È ovvio che in caso di necessità dobbiamo modificare questo valore: anche in pieno giorno, se vogliamo scattare con il diaframma completamente chiuso, dovremo aumentare la sensibilità del sensore per poter scattare ad un tempo abbastanza veloce da non inserire del mosso. Quindi potremmo definire gli ISO come il jolly fra i tre valori che compongono il triangolo dell’esposizione, se l’ambiente non collabora permettono di creare le condizioni necessarie allo scatto. Questo comunque non è sempre vero, in caso di ambienti troppo luminosi è il diaframma ad intervenire, ma questo lo vedremo nel prossimo articolo.

FOTOGRAFIA NOTTURNA

Gli ISO giocano un ruolo importantissimo nella fotografia notturna, soprattutto per fotografare il cielo stellato. Siccome scrivere un misero paragrafo su questo argomento sarebbe troppo riassuntivo, ho intenzione di scriverci un intero articolo che troverete linkato qui appena sarà pronto. Adesso mi limiterò a darvi qualche nozione sull’argomento: potete immaginarvi che di notte la luce emanata dalle stelle è praticamente inesistente per il sensore, infatti per scattare una foto al cielo dobbiamo aumentare gli ISO affinché i tempi di scatto rimangano abbastanza veloci, in modo da non rendere le stelle mosse (solitamente si cerca di tenere il tempo d’esposizione sotto i 30 secondi, altrimenti il sensore ne percepirebbe il movimento introducendo il mosso nella foto finale).

A dire il vero sono molti gli ambiti in cui gli ISO giocano un ruolo importante, anche la fotografia sportiva ne fa un uso elevato per esempio, grazie al sensore più sensibile il fotografo può mantenere i tempi d’esposizione elevati, evitando così di scattare fotografie mosse (visto che gli atleti si muovono velocemente è indispensabile mantenere tempi d’esposizione altrettanto veloci).