Sony 16-50mm f/2.8: Buono, per Iniziare

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Questo è un periodo molto florido per il mercato fotografico, molte nuove aziende si sono affacciate su questo mondo e hanno portato una ventata di aria fresca con le proprie tecnologie. Una di queste aziende è Sony, diventata famosa per la linea di mirrorless professionali (Alpha 7, 7s e 7r), ma che comunque non teme il confronto con Canon e Nikon in ambito reflex. A proposito di reflex, in questo articolo voglio proporvi una lente per formato APS-C che ritengo abbastanza interessante, sopratutto per la lunghezza focale: il Sony SAL 16-50mm f/2.8 SSM. Obiettivo molto versatile a mio avviso che, sopratutto per chi vuole iniziare a prendere confidenza con la fotografia, potrebbe tornare utile.

COSTRUZIONE

Il 16-50mm è solidissimo, agitandolo non si sente nessun rumore provenire dall’interno e maneggiandolo si avverte quanto sia compatto. L’unico appunto che posso fare è la macchinosità delle ghiere, non sono per niente fluide e anzi bisogna fare un po’ di forza per riuscire a muoverle.
Generale 1 Sony 16-50mmIn compenso abbiamo una messa a fuoco manuale perenne, con tanto di finestra per la distanza di messa a fuoco, e lo switch per bloccare lo zoom alla minima lunghezza focale. Inoltre la baionetta è completamente in metallo e dà una sensazione di sicurezza non indifferente.
Baionetta Sony 16-50mmL’obiettivo è sì solido ma è anche molto pesante, infatti all’interno è costituito da ben 16 lenti divise in 13 gruppi (come vedremo dopo sarà un problema gestirle tutte) mentre il diaframma è composto da 7 lamelle che sono in grado di restituire un’apertura minima di f/22 e massima di f/2.8 costante su tutta l’escursione focale.
Filtro Sony 16-50mmLa minima distanza di messa a fuoco è di 30cm, l’autofocus è mosso dal motore SSM e siccome la lente frontale non ruota possiamo montare qualsiasi tipo di filtro a vite (anche quelli polarizzatori) basta che abbiano un diametro di 72mm.
Filtro 2 Sony 16-50mm

PRESTAZIONI

Le prestazioni non sono eccezionali ma nemmeno pessime: la lunghezza focale minima è sempre il caso più critico dove l’obiettivo fa fatica a correggere i vari disturbi, a partire dalla distorsione. Anche se visibile solamente alla lunghezza focale minima, qui le immagini sono vistosamente deformate (non è facilissimo correggerle in post produzione), zoomando correggiamo quasi del tutto questo difetto.

La nitidezza non è niente di eccezionale su questa lente, all’apertura focale massima abbiamo sempre una punta di morbidezza, anche al centro. Nelle zone periferiche della foto invece l’ammorbidirsi dei dettagli è molto più evidente e per avere dei risultati più accettabili è necessario chiudere il diaframma fino a f/8 dove comunque in alcuni casi non basta.

In compenso la vignettatura rimane piuttosto anonima su tutta la scala dello zoom e delle aperture. Solo a 16mm dobbiamo chiudere il diaframma fino a f/8 circa per disfarci del disturbo.

Da 24mm in poi basta settare il diaframma a f/4 (a volte è sufficiente anche f/3.2) per non vedere la vignettatura agli angoli.

Agli angoli troviamo anche delle aberrazioni cromatiche, disturbo che il 16-50mm non riesce a gestire affatto bene, su quasi tutta l’escursione focale infatti ne abbiamo qualche traccia.

Il punto più critico è all’apertura e alla lunghezza focali più ampie dove il disturbo è particolarmente visibile, però se ci spingiamo verso le lunghezze maggiori e chiudiamo il diaframma le aberrazioni spariscono rapidamente.

A 50mm, anche all’apertura focale massima, potremo stare tranquilli: di aberrazioni non ne abbiamo la minima traccia.

Sulla scia delle aberrazioni troviamo i flares: uno dei disturbi gestiti in modo peggiore, soprattutto alle lunghezza focali minori.

L’apertura del diaframma non influisce quasi per niente sulla loro visibilità, infatti li troviamo sia alle aperture maggiori che a quelle minori: è raro che rimangano anonimi.

Il bokeh però, anche se non è niente di particolare, è morbido e crea un piacevole contrasto fra le zone sfocate e quelle a fuoco (specialmente alle lunghezze focali maggiori). Il problema del bokeh però è la texture delle highlights: non è molto liscia, inoltre i loro bordi sono ben marcati e presentano un accenno di aberrazione cromatica.

Per quanto riguarda autofocus e stabilizzatore non c’è molto da dire: il primo è silenziosissimo ma qualcosa viene comunque percepita dal microfono interno della fotocamera, è anche molto veloce ma a volte si perde se inquadriamo determinate superfici (come zone a bassissima differenza di contrasto), colpa comunque della fotocamera; il secondo non viene gestito dalla lente ma fa tutto la fotocamera quindi non è “responsabilità” del 16-50mm e quindi non posso giudicarne l’efficacia.

Per dovere di cronaca: usato insieme alla Sony a99 lo stabilizzatore è uno spettacolo, tutti i movimenti diventano fluidi e posso esporre addirittura per 1/10 con poche probabilità di mosso.

CONCLUSIONI SUL 16-50MM

Quindi che dire, è una lente abbastanza buona nonostante abbia qualche pecca. Il diaframma costante e la lunghezza focale lo rendono molto interessante e versatile, adatto a molti stili e tipologie di fotografia (come fotografia notturna o ritrattistica). Anche in video potrebbe rivelarsi utile visto l’autofocus fluido e velocissimo. Peccato per quei difetti che potrebbero renderlo difficile da utilizzare in alcune situazioni (come i flares).

Spero che questa guida abbia risolto qualche dubbio, se comunque avete domande fatele pure qui sotto.