Recensione Tamron 28-75mm f/2.8 Sony – il migliore zoom della categoria

314
0

Il Tamron 28-75mm f/2.8 Di III RXD è diventato in pochissimo tempo uno degli obiettivi più importanti tra quelli che compongono il parco ottiche compatibili con Sony (nel quale inserisco anche quelli “originali”). Questo perché la combinazione di prezzo e prestazioni lo ha reso la scelta migliore, se non l’unica, per chi cerca un classico tuttofare (o zoom standard che dir si voglia). Complice il fatto di non avere degni rivali nella propria categoria, l’unico infatti è il Sony 24-70mm f/4 Zeiss OSS meno luminoso e leggermente più costoso. Andiamo quindi a vedere dove questo zoom di Tamron si comporta meglio e, forse, dove ha qualche mancanza.

COSTRUZIONE

Da questo punto di vista il Tamron non è niente di particolarmente interessante. Si presenta con un barilotto in plastica che, al costo di sacrificare leggermente la solidità, alleggerisce il tutto, buona cosa per chi lo utilizzerebbe in video e magari con piccoli gimbal come il DJI Ronin SC.

Vista generale Tamron 28-75mm f2.8 Sony Recensione

L’unica pecca vera e propria è l’assenza di una scala delle distanze di messa a fuoco, utile per chi come me è abituato ad utilizzare reflex e non piace il sistema a focus by wire ormai diffuso su tutte le ottiche di nuova generazione. Questo perché è un sistema che introduce del ritardo (se pur trascurabile in questo caso) fra quando muoviamo la ghiera e quando le lenti si spostano; inoltre alcune fotocamere resettano la posizione del fuoco se spente.

Dettaglio ghiere Tamron 28-75mm f2.8 Sony Recensione

In compenso Tamron ci regala una baionetta in metallo corredata di guarnizione per proteggere la fotocamera e lo stesso obiettivo da polvere ed umidità. Caratteristica che su mirrorless ritengo fondamentale, tanto da pregiudicare la scelta di un obiettivo. Questo perché, a differenza delle reflex, il sensore di una mirrorless è immediatamente dietro l’obiettivo, quindi più soggetto a infiltrazioni.

Dettaglio baionetta Tamron 28-75mm f2.8 Sony Recensione

PRESTAZIONI

Cambiamo pagina, andiamo dentro l’obiettivo. Il sistema ottico progettato da Tamron si è rivelato essere un capolavoro, considerando la fascia di prezzo in cui ha poi inserito l’obiettivo.

DISTORSIONE

Partiamo da quello che probabilmente è il difetto ottico più visibile: la distorsione. Già testando il Tamron in questo senso è possibile rendersi conto che è un ottimo obiettivo perché la distorsione (pur partendo da 28mm) è molto limitata, infatti abbiamo un accenno di distorsione a barilotto alla minima lunghezza focale che persiste a 35mm per poi scomparire di colpo a 50mm, dove le linee verticali e quelle orizzontali non vengono snaturate. Spingendoci poi verso i 75mm è possibile vedere che i risultati non cambiano.

VIGNETTATURA

Come ci possiamo aspettare da uno zoom: gestire la vignettatura, quindi il calo di luminosità ai margini delle foto, è un piccolo problema. Infatti l’obiettivo a piena apertura tende ad introdurre questo fenomeno, comunque in modo molto blando, niente che Adobe Lightroom o qualsiasi altro programma di editing non possano risolvere successivamente. Qui sotto puoi osservare i test fatti a 50mm (l’illuminazione non è omogenea quindi sembra che la vignettatura sia più visibile di quanto in realtà sia).

In linea di massima, indipendentemente dallo zoom che utilizziamo, l’obiettivo inserisce il massimo della vignettatura alla focale maggiore (quindi f/2.8) per poi scendere gradualmente, e poi scomparire, verso f/8 (dove le immagini risultano perfette da questo punto di vista).

NITIDEZZA

La nitidezza, in un certo senso, segue lo stesso comportamento della vignettatura, quindi: immagini più nitide al centro che poi vanno ad ammorbidirsi verso i margini. Anche qui il comportamento è costante, non c’è differenza se ci troviamo a 35mm o a 75mm, l’obiettivo seguirà lo stesso schema. L’unico particolare che cambia è la nitidezza di partenza in relazione allo zoom.

Le lunghezze focali migliori sono quelle che vanno da 28mm e si fermano a 35mm circa, qui i risultati sono strabilianti: centro perfetto e angoli lievemente morbidi. Da 50mm in poi le immagini tendono ad ammorbidirsi leggermente anche al centro, infatti a 75mm abbiamo la prestazione peggiore da questo punto di vista.

ABERRAZIONI

Questo tipo di disturbo (ovvero quegli aloni color magenta e acqua marina che si creano intorno alle zone ad alto contrasto) potremmo definirlo il tallone d’Achille del 28-75mm, ma vista la semplicità con cui è possibile risolverlo non gli darei troppo peso. La massima apertura del diaframma è la zona più critica, qui è facile notare fasce di luce colorate intorno dei dettagli scuri messi a contrasto delle zone chiare. Per risolvere il (falso) problema ci sono due modi, o chiudere il diaframma a f/4 o a f/5.6, oppure conviverci finché non arriviamo al PC (dove grazie al profilo obiettivo basta un click per eliminare le aberrazioni insieme a vignettatura e distorsione).

FLARES

Anche i flares non sono un problema per questo 28-75mm: questi anelli di luce, che si presentano alle aperture minime del diaframma, un po’ come se fossero il problema contrario delle aberrazioni e della vignettatura, rimangono piuttosto anonimi, raggiungendo il culmine a f/22 dove comunque (come puoi vedere qui sotto) non sono assolutamente invasivi.

Cambiando in relazione alla lunghezza focale, è facile vedere che la prestazione migliore è quella che otteniamo a 75mm, dove non sono mai netti o invasivi. Nelle lunghezze focali più ampie invece possiamo accorgerci della loro presenza, seppur lieve, già da f/5.6 da dove si faranno sempre più evidenti fino a raggiungere il culmine a f/22.

BOKEH

La ciliegina sulla torta è l’effetto sfocato. Perfetto, non ci sono altre parole. Nonostante la lunghezza focale corta per il tipo di effetto e l’apertura del diaframma altrettanto buia, il 28-75mm è in grado di dar vita ad un bokeh estremamente piacevole. Questo, in combinazione alla lieve morbidezza che caratterizza i 75mm, rende l’obiettivo un ottimo strumento per ritrattistica dove una foto troppo nitida non farebbe piacere né al fotografo né al soggetto visto che tirerebbe fuori tutti i difetti della pelle.

Non da sottovalutare anche il rapporto tra sfocato e minima distanza di messa a fuoco che rende questo zoom un’ottima soluzione per fotografie di close-up (penso alla food photography, dove comunque siamo sempre al di fuori dell’ambiente macro)

CONCLUSIONI

Questo Tamron 28-75mm f/2.8 Di III RXD è un obiettivo di cui sarei molto soddisfatto in caso di acquisto, in pochi scatti mi ha fatto capire di cosa è capace. Le prestazioni valgono tutti i piccolissimi difetti che si porta dietro, compreso quello della ghiera elettronica. Ma lo stabilizzatore? La sua assenza non è assolutamente da prendere come difetto, questo per almeno due motivi: Quindi sotto un apparente obiettivo mediocre (impressione che potrebbe fare appena uscito dalla scatola) si nasconde un pregiato sistema di lenti che offre prestazioni degne degli obiettivi che popolano le fasce di prezzo superiori.

Se questo articolo ti è stato utile non perderti gli altri, sfoglia il nostro archivio! Se invece ti è rimasto qualche dubbio non esitare a commentare qui sotto!