Recensione DJI Spark: Fantastico, ma solo in Versione Fly More Combo

544
0
CONDIVIDI

Prima di tutto, la domanda che tutti fanno: il DJI Spark deve rispettare le regole imposte ai droni più grandi? Sì, comprese quelle su licenze e attestati. Ma questo può cambiare da un momento all’altro visto che la legislazione italiana su questi velivoli è in continuo mutamento, quindi prima di farvi prendere dall’entusiasmo è bene che sappiate cosa potete e non potete fare con questo Spark.

COSTRUZIONE

Lo Spark è molto solido, anche perché le uniche parti mobili sono il gimbal che stabilizza su due assi la videocamera (manca l’asse orizzontale), le eliche e i motori. Il corpo è molto compatto, tanto da sembrare un blocchetto unico; tutto merito del telaio rigido, che comprende anche i bracci che sostengono le eliche.

Gli unici punti deboli nella struttura dello Spark, per quella che è stata la mia esperienza, sono le bocchette che espellono l’aria calda: quattro fessure piccolissime che fanno fatica a raffreddare il drone. Infatti questo può portare al surriscaldamento dello Spark, soprattutto in giornate calde come quelle estive, con la consequente inutilizzabilità del velivolo per un certo periodo.

AUTONOMIA

Le dimensioni così piccole impogono una batteria altrettanto piccola. Questo è un problema per l’autonomia, che ne risente parecchio. Lo Spark infatti è in grado di garantire un massimo di 12 minuti di volo, dopodiché fine dei giochi. Qui entra in gioco il pacchetto Fly More Combo, oltre a tutti gli altri accessori comprende anche una batteria di scorta. Consiglio vivamente questo pacchetto perché molto conveniente; pensate che acquistare il drone e due batterie di scorta costa più che l’intero pacchetto (che ovviamente comprende il drone).

MODALITÀ DI CONTROLLO

La questione gesture è sicuramente interessante ma è bene tener presente che se il 99% delle volte non avremo alcun problema, ci sarà sempre quel 1% in cui il drone non riconoscerà i comandi. Per questo è bene ovviare al problema tenendo sempre collegati smartphone e Spark.

GESTURE

Visto che il drone viene venduto di default senza radiocomando, DJI lo ha dotato di tutta una serie di comandi impartibili tramite semplici gesture. Questa, oltre alle dimensioni e la trasportabilità, è il punto di forza dello Spark. Sì perché questo drone punta molto su quel target di utenti che non ha una grande esperienza in questo campo ma che si vogliono togliere lo sfizio di avere un drone fra le mani (ciò comunque non toglie che sia un vero gioiello tecnologico).

Lista Gesture DJI Spark

Per poter gestire il drone in questo modo è necessario accenderlo e farlo decollare premendo due volte, velocemente, il pulsante di accensione; mentre lo teniamo rivolto verso di noi. Questo perché prima di decollare Spark dovrà riconoscere il nostro volto (o la nostra figura).

La modalità di controllo tramite gesture non è attiva di default, per attivarla è necessario utilizzare l’applicazione DJI GO 4.

Le più importanti per la gestione del drone sono PalmControlAway and Follow Beckon: la prima permette di far muovere il drone a seconda di come spostiamo la mano; la seconda permette invece di farci seguire, basterà salutare il drone per attivarla; la terza serve a far ritornare il drone vicino a noi, quando il drone sarà lontano facendo una “Y” col corpo, Spark capirà di dover tornare verso di noi.

Quelle dedicate alla gestione della videocamera invece sono Selfie, attivabile facendo un “frame” con le mani, e Record, introdotta con l’ultimo aggiornamento, permette di avviare ed interrompare la registrazione video. Per impartire il comando è necessario alzare, lateralmente, un braccio, di 45°.

ASSENZA DEL RADIOCOMANDO

Come avrete intuito la mancanza del radiocomando si fa sentire, poter gestire il drone col solo smartphone ne limita le potenzialità, o almeno ne rende più difficile la gestione. Sì perché nonostante sia possibile gestire il volo con due joystick virtuali e l’inclinazione della videocamera con quella dello smartphone, trovare la giusta coordinazione richiede esercitazione, quindi non pensate di accendere lo Spark e realizzare subito filmati da Oscar.

È anche vero però che l’assenza del radiocomando, con le varie modalità di volo automatiche, è un falso problema, che magari può pesare sulle spalle di chi ha necessità più avanzate (quindi sugli utenti esperti); le modalità come ActiveTrack permettono al drone di volare autonomamente mantenendo il soggetto all’interno del frame.

MODALITÀ DI VOLO INTELLIGENTI

Allora parliamone un po’. Le modalità di volo automatiche sono quattro, le troviamo nell’app, sotto la voce Quickshot, e sono Rocket, Dronie, Circle ed Helix. Come anticipato prima sono una vera e propria manna, anche se si possiede il telecomando, perché fanno eseguire automaticamente al drone dei movimenti che altrimenti sarebbero difficili da ricreare in modo fluido.

Lista-Quickshot-DJI-Spark.jpg

Ma, in sostanza, cosa permettono di fare? Rocket fa ascendere il drone verticalmente mentre la videocamera guarda vero il basso; Dronie invece fa allontanare Spark dal soggetto, eseguendo una traiettoria obliqua verso l’alto; con Circle il drone eseguirà un volo circolare intorno al soggetto; Helix infine permette di filmare in spirale (quindi mentre il drone prende quota) mantenendo il soggetto al centro dell’inquadratura.

Prima ho nominato ActiveTrack, non rientra fra i QuickShot ma è comunque una modalità importante. Cosa fa? Selezionando un soggetto nella live liew della videocamera (sullo smartphone) permetterà di seguirlo in ogni suo movimento e quindi anche di filmarlo.

LA QUALITÀ DELLE IMMAGINI

La qualità della videocamera non è niente male, anche se la risoluzione dei filmati è impostata su Full HD 1080p 30fps senza possibilità di modifica. In compenso sono presenti alcune modalità di ripresa interessanti, come quelle panoramiche aggiunte col recente aggiornamento uscito qualche giorno fa (che inoltre aumenta la risoluzione delle foto a 4K). Ma la modalità di scatto più importante è la Shallow Focus, simile a quella che troviamo sui recenti smartphone dotati di doppia fotocamera come l’Apple iPhone 7 Plus o sulle mirrorless come la Panasonic Lumix G7. In poche parole questa modalità permette di creare fotografie nelle quali è possibile scegliere il punto di messa a fuoco, e la profondità di campo, anche dopo averle salvate.

ASPETTO VIDEO

Torniamo a parlare dell’aspetto video. La qualità dei filmati è molto buona, non lascaitevi ingannare dalla mancanza del 4K: per quanto sia diffuso non ha ancora rimpiazzato il Full HD e lavorarci richiede un hardware non indifferente. Quindi, aggiungendo il fatto che sono ancora pochissimi i possessori di monitor e TV 4K, direi che per il prezzo un ottimo 1080p è più che sufficiente. Unico appunto da fare, oltre a quello già citato dell’impossibilità di modificare il frame rate, è la leggera (ma comunque troppa) nitidezza digitale aggiunta dalla videocamera; a chi dovesse dar fastidio può risolvere facilmente con qualsiasi programma di video editing, basta diminuirla.

IL LATO SELVAGGIO

Lo Spark ha un lato “selvaggio”, che non viene molto pubblicizzato, quello del drone da gara. Lo Spark infatti offre tutto ciò che un velivolo di questo tipo deve offrire: dimensioni contenute, agilità, velocità (di ben 50 km/h) e modalità FPV (First Person View). Questa modalità, concepita appositamente per il visore DJI Goggles, mantiene la videocamera dello Spark fissa nella direzione din cui si sta dirigendo il drone, permettendo di pilotarlo come se fossiamo al suo interno.

CONCLUSIONI

Nonostante il nuovo firmware lo Spark, nel pacchetto standard, è sì un bel giocattolino ma manca di qualcosa, rimanendo sospeso in quel limbo fra droni professionali e semplici velivoli da svago. In poche parole, quello che voglio dire è che il radiocomando serve, e parecchio. Per questo consiglio di acquistare direttamente il pacchetto DJI Spark Fly More Combo che comprende due batterie intelligenti, Charging Hub (caricabatterie a tre slot), radiocomando, eliche di scorta e relative protezioni e anche una borsa da spalla per trasportare il tutto. Oltre ad essere molto più conveniente (rispetto all’acquisto dei singoli accessori), permette di sfruttare a pieno il drone: il radiocomando amplia fino a 2 km il raggio d’azione, mentre con il solo Wi-Fi già dopo 30m il segnale inizia ad indebolirsi pericolosamente; con le due batterie l’autonomia di volo aumenta a 20-30 minuti; il caricabatterie dà la possibilità di aumentare ulteriormente l’autonomia caricando la batteria esausta mentre voliamo con quella carica; le protezioni e le eliche di scorta eviteranno invece che il divertimento finisca al primo impatto che dello Spark.