Panning – l’Arte di Fotografare il Movimento

4447
0

COS’È IL PANNING

Il termine panning è un verbo inglese con vari significati, ma per quello che ci concerne può essere tradotto in “fare una panoramica“. L’espressione deriva dal gergo cinematografico e come si può intuire indica quel movimento di camera che descrive una rotazione orizzontale o verticale; a seconda della direzione della panoramica il movimento prende il nome di panning orizzontale o verticale.

E in fotografia? Il panning è un metodo, molto efficace, di rappresentare il movimento di un soggetto e donare dinamicità alla fotografia. Per farlo viene sfruttato il mosso: ebbene sì, qul fastidioso effetto che cerchiamo sempre di evitare nei nostri scatti diventa la base su cui edificare questa tecnica. Non fraintendetemi, l’obiettivo non è creare foto mosse nel senso tradizionale del termine ma quello di sfruttare questo “disturbo” a nostro vantaggio. Andiamo a vedere come.

COME SI USA

Un soggetto viene fotografato mosso quando non abbiamo settato un tempo d’esposizione abbastanza elevato da impedire al sensore di percepirne il movimento. Il risultato può anche essere voluto perché esprime comunque del movimento, ci sono tanti casi in cui si utilizza il mosso per enfatizzare la velocità con cui avviene un’azione, spesso rendendo mossa solamente una parte del soggetto.
Effetto mosso di propositoMa cosa succede se ci muoviamo secondo la direzione e la velocità del soggetto, scattando con un tempo di posa basso? Abbiamo il panning! L’obiettivo di questo effetto è proprio quello di ribaltare la situazione, ovvero combinare il movimento del soggetto con il nostro, in modo che il mosso non affligga il soggetto ma tutto il resto, e sarà proprio tutto il resto a dare la sensazione di dinamicità.

LA TEORIA

Al contrario di quanto si possa pensare, scattare una foto in panning è un precedimento molto tecnico, come realizzare un time lapse, perché entrano in gioco molti aspetti: velocità e distanza del soggetto, tempo di posa, apertura del diaframma, lunghezza focale, eventuale stabilizzatore e la modalità di messa a fuoco. Andiamo con ordine, la velocità dell’azione e la distanza a cui sta accadendo determinano il tempo d’esposizione che solitamente oscilla tra 1/20 e 1/60 secondi.

Questi sono i tempi più “classici” ma è ovvio che, essendo soggetti a determinati fattori, dipenderanno da essi. Quindi è probabile che in alcuni casi per avere un effetto di panning decente dovremo aumentarli o diminuirli.

L’apertura del diaframma invece determina la profondità di campo, ovvero quanto sarà profonda l’area messa a fuoco: maggiore è l’apertura e meno cose sono a fuoco. Quindi per avere piu chance di fotografare un soggetto nitido possiamo chiudere il diaframma, ma non è una regola da seguire alla lettera, la profondità di campo influisce sul messaggio che vogliamo dare: può focalizzare l’attenzione su un determinato dettaglio o “confonderlo” all’interno della scena.

Gli obiettivi che rendono più facile l’utilizzo del panning sono i teleobiettivi come lo Zeiss Milvus 85mm f/1.4, perché grazie alla loro lunghezza focale spinta basta poco per imprimere il movimento nella fotografia. Però anche obiettivi grandangolari come il Canon EF 24mm f/2.8 IS USM possono dare comunque ottimi risultati, anche qui dipende da cosa vogliamo trasmettere con la fotografia.

Adesso lo stabilizzatore: se abbiamo un obiettivo con due modalità di stabilizzazione dobbiamo scegliere quella che disattiva la compensazione orizzontale, altrimenti disattiviamo del tutto il dispositivo. Questo perché, anche se non influisce pesantemente, lo stabilizzatore cerca di stabilizzare il mosso che in realtà deve essere presente.
Stabilizzatore off per panningInfine la messa a fuoco: impostare la modalità automatica è sicuramente un aiuto che può far comodo, anche se dipende da quanto è efficace il sistema AF della fotocamera, quindi sappiate conoscerne i limiti. Comunque, se decidiamo di utilizzare l’autofocus le modalità più indicate sono quelle che ci permettono di seguire i movimenti del soggetto (ovviamente). Quindi la modalità servo sulle Canon come la Canon 5D o la modalità continua sulle rivali Nikon D7200 e simili. Da menzionare anche la modalità di tracciamento che troviamo soprattutto sulle mirrorless come la Sony Alpha 6300.

LA PRATICA

Come abbiamo visto il panning è una tecnica facile da comprendere ma altrettanto difficile da dominare; comunque, adesso che siamo in possesso della teoria non ci resta che metterla in pratica. Per ottenere un panning efficace, oltre agli accorgimenti tecnici, ce ne sono alcuni pratici: la posizione da tenere durante lo scatto, quella rispetto al soggetto e come scattare. Assumere una posizione più stabile possibile è fondamentale: durante lo scatto dovremo fare perno sul busto mantenendo le braccia strette, con i gomiti serrati ai fianchi. Così sarà più facile ottenere un movimento fluido e uniforme durante l’inseguimento.

Usare un supporto è un ottimo modo di aumentare la stabilità, un monopiede ci darà la possibilità di rotare facilmete sull’asse orizzontale. Se però abbiamo il tempo di organizzare le cose con più calma, possiamo utilizzare anche un treppiedi.

Ma dove posizionarsi? Non c’è un’inquadratura standard, basta evitare quelle in cui il soggetto ci viene incontro o “fugge” da noi. L’inquadratura che però restituisce un effetto più evidente è quella ortogonale (perpendicolare) all’azione, perché avremo tutto il soggetto sul piano di messa a fuoco. Questo aumenta le probabillità di renderlo nitido e accentua il contrasto con lo sfondo mosso.

Il piano di messa a fuoco, almeno che l’obiettivo non sia tilt-shift, è sempre ortogonale all’obiettivo (quindi parallelo al sensore).

E come scattare? Per essere sicuri che il nostro movimento sia un tutt’uno con quello del soggetto dobbiamo iniziare a seguire l’azione qualche attimo prima di scattare; quando siamo sicuri che la nostra velocità è solidale a quella del soggetto, iniziamo a premere il pulsante di scatto delicatamente; aspettiamo che la fotocamera metta a fuoco e finiamo di premere il pulsante di scatto (sempre con delicatezza); anche a scatto concluso continuiamo con il movimento per qualche istante.

Per aumentare le probabilità di ottenere una buona foto possiamo utilizzare gli scatti a raffica.

Adesso che sappiamo come fare non ci resta che far pratica su pratica per affinare questa tecnica. Non è per niente facile da dominare quindi non abbattetevi se i primi risultati non saranno dei capolavori!

Ultimo appunto: per scattare con tempi così lunghi è probabile che in pieno giorno chiudere il diaframma non sia sufficiente, quindi potrebbero tornare utili dei filtri ND. Nella nostra guida Filtro ND: quale Scegliere fra Lastra, Variabile e Lastra troverete tante informazioni utili per scegliere il filtro che più si addice alle vostre esigenze.

Spero che l’articolo vi sia stato utile, se avete domande fatele pure con un commento qui sotto!